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Valori intolleranza al lattosio

Aggiornato il 03 marzo 20174 capitoli5 domande frequenti
Intolleranza lattosio

Cos'è l'intolleranza lattosio

Il lattosio è lo zucchero presente naturalmente nel latte e, quindi, in tutti i suoi derivati. L'organismo umano è in grado di digerirlo grazie ad un enzima particolare chiamato lattasi. Non tutti sanno che l'enzima della lattasi tende, nei mammiferi, a non essere più prodotto dal momento in cui si sospende l'allattamento materno. Questo è il motivo per cui, quando si svezzano i neonati, si evita il latte vaccino e si consiglia latte specifico fino a quando i latticini verranno introdotti, verso l'anno d'età, gradualmente. Nella maggior parte delle persone la lattasi riprende a funzionare normalmente nella prima infanzia e non dà fastidi. In alcuni soggetti invece, può diminuire la produzione enzimatica e non ripristinarsi più. In altri casi ancora tutto si stabilizza a distanza di qualche mese dalla sospensione dell'allattamento e poi, in età adulta, la produzione di lattasi diminuisce o cessa del tutto, provocando l'incapacità di digerire il lattosio. È importante, in caso di disagi intestinali a qualsiasi età, porli all'attenzione del medico e chiedere la verifica dei propri valori intolleranza al lattosio.

Valori intolleranza al lattosio oggettivi

Come per molte intolleranze alimentari, nemmeno per quella al lattosio esistono test specifici in grado di dare un risultato totalmente sicuro. Tendenzialmente, il metodo d'elezione per verificare una scarsità di lattasi si basa sull'osservazione di una dieta privativa comparata con un diario sintomatologico. Lo specialista chiede al paziente di redigere quotidianamente, per una settimana, un diario alimentare e segnalare in corrispondenza di ogni pasto gli eventuali sintomi riscontrati. Dopodiché, per la settimana successiva il paziente dovrà seguire un'alimentazione scrupolosamente privata di latticini. Se i sintomi scompaiono il test è considerato positivo per intolleranza lattosio e, di conseguenza, si ha la ragionevole certezza che il paziente abbia valori intolleranza al lattosio alti che si traducono con una scarsa capacità funzionale di produzione enzimatica di lattasi. A seconda della gravità dei sintomi lamentati il medico potrà prescrivere una dieta del tutto priva di latticini oppure un'alimentazione controllata che ne conceda l'uso limitato, tarato soggettivamente sulle reazioni del paziente.

Test genetico per intolleranza lattosio

Il test genetico sui valori intolleranza al lattosio è una pratica dedicata esclusivamente ai neonati che presentano grave sintomatologia addominale, asmatica o dermatologica nelle prime settimane di vita. Se un bambino di pochi giorni rifiuta di alimentarsi, cresce poco e presenta importanti sintomi gastrointestinali, il neonatologo può consigliare un test genetico per la ricerca dell'enzima lattasi. È un esame che si esegue tramite prelievo di sangue, molto complicato da interpretare e che richiede tempi abbastanza lunghi in quanto si analizza il DNA. Si cerca, nella porzione genetica deputata alla produzione enzimatica, il gene responsabile della produzione di lattasi. In caso non fosse presente l'esame è positivo per intolleranza al lattosio e viene, quindi, interpretato come valori intolleranza al lattosio alti e classificato come grave deficit metabolico. Questo comporta una dieta, a vita, completamente privata di latte e derivati, inclusi gli eccipienti di alcuni farmaci. Il test genetico non si effettua sugli adulti perché l'assenza di lattasi genetica è una condizione rara che si manifesta esclusivamente nelle prime settimane di vita.

H2-Breath Test

Uno strumento coadiuvante della diagnosi di valori intolleranza al lattosio alti è il cosiddetto test dell'idrogeno, chiamato H2-Breath Test. È un esame che può essere richiesto per avere un'indicazione aggiuntiva al metodo di diagnosi oggettivo da dieta privativa. Si tratta di chiedere al paziente, a digiuno da almeno 12 ore, di insufflare aria in un sacchetto sterile tramite un beccuccio. Il prodotto verrà poi analizzato alla ricerca di idrogeno. Infatti, una delle reazioni metaboliche anomale provocata dall'intolleranza lattosio è un'eccessiva produzione di idrogeno anche in tempi differenti dalla digestione. Il risultato è positivo se nell'aria espulsa dal paziente si riscontra una concentrazione di idrogeno pari o superiore a 20ppm, parti per milione. L'H2-Breath Test non è un esame da considerare sicuro al 100% ma è comunque altamente indicativo di carenza o inefficienza di lattasi e, se positivo in un quadro sintomatologico compatibile per valori intolleranza al lattosio alti, determina ragionevolmente la diagnosi di intolleranza.

Domande frequenti

  • Quali sono i metodi principali per diagnosticare l'intolleranza al lattosio?
    La diagnosi si basa principalmente su due approcci complementari. Il primo è il metodo clinico-sintomatologico: il paziente tiene un diario alimentare per una settimana, eliminando poi i latticini per la settimana successiva; se i sintomi scompaiono, il test è positivo. Il secondo metodo è l'H2-Breath Test, che misura la concentrazione di idrogeno espirato dopo aver assunto lattosio a digiuno. Un valore pari o superiore a 20 ppm indica generalmente un'inefficienza della lattasi. Questi esami forniscono indicazioni solide, anche se nessun singolo test è considerato infallibile al 100%, rendendo necessaria l'interpretazione congiunta con il quadro clinico.
  • Quando è necessario eseguire il test genetico per l'intolleranza al lattosio?
    Il test genetico è riservato quasi esclusivamente ai neonati che presentano sintomi gravi nelle prime settimane di vita, come rifiuto del cibo, scarsa crescita, problemi respiratori o dermatologici. Esso cerca il gene responsabile della produzione di lattasi nel DNA. Se il gene è assente, si configura un grave deficit metabolico congenito che richiede una dieta completamente priva di lattosio per tutta la vita, inclusa la verifica degli eccipienti farmaceutici. Questa procedura non viene effettuata negli adulti, poiché l'assenza genetica di lattasi è una condizione rarissima che si manifesta solo nell'immediata infanzia.
  • Perché alcune persone sviluppano intolleranza al lattosio solo in età adulta?
    L'intolleranza tardiva è dovuta alla naturale riduzione della produzione dell'enzima lattasi. Nei mammiferi, la lattasi viene prodotta intensamente durante l'allattamento per digerire il latte materno. Dopo lo svezzamento, in molti individui la produzione continua, ma in altri cala progressivamente o cessa del tutto nel tempo. Questo fenomeno è fisiologico e comune: mentre i neonati hanno bisogno della lattasi, gli adulti possono perdere questa capacità enzimatica, rendendo difficile la digestione dello zucchero presente nel latte e nei suoi derivati, causando così i tipici disturbi intestinali.
  • Cosa significa avere 'valori intolleranza al lattosio alti'?
    Avere 'valori intolleranza al lattosio alti' è un'espressione che indica una scarsa capacità funzionale dell'organismo di produrre lattasi, l'enzima necessario per scomporre il lattosio. Non si tratta di un valore ematico standard, ma di una valutazione clinica derivante dai sintomi o dai test specifici. Quando la lattasi è insufficiente, il lattosio non viene digerito correttamente nell'intestino tenue, fermentando successivamente e causando gonfiore, dolore e altri disagi. Questa condizione determina la necessità di modificare l'alimentazione, optando per una dieta priva o limitata nei latticini, a seconda della gravità della reazione individuale.
  • È possibile gestire l'intolleranza senza eliminare completamente i latticini?
    Sì, la gestione dipende dalla gravità dei sintomi e dalla tolleranza individuale. In molti casi, il medico non impone una dieta totalmente priva di latticini, ma suggerisce un consumo controllato e tarato sulla reazione specifica del paziente. Alcuni individui tollerano piccole quantità di lattosio o prodotti con basso contenuto lattosico meglio di altri. L'approccio migliore prevede l'eliminazione temporanea completa per valutare la scomparsa dei sintomi, seguita da reintroduzioni graduali per identificare la soglia massima di tolleranza personale, permettendo così di includere alcuni latticini nella dieta quotidiana senza causare distress gastrointestinale.

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