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Latte di castagne fatto in casa: la bevanda vegetale d'autunno

Aggiornato il 14 ottobre 20264 capitoli
Quali castagne usare: arrostite, lesse o al vapore

Quali castagne usare: arrostite, lesse o al vapore

Il latte di castagne fatto in casa parte da una scelta semplice ma decisiva: il modo in cui cuoci i frutti. Le castagne arrostite danno la bevanda più profumata, con quella nota tostata che ricorda i marron glacé, perché durante la cottura a secco gli zuccheri si concentrano invece di disperdersi. Le castagne lesse sono più comode da pelare, ma una parte del sapore resta nell'acqua di cottura: se le usi, aumenta la quantità, orientandoti su oltre 300 g circa di polpa per litro d'acqua. Le castagne al vapore sono una via di mezzo valida, delicate e facili da lavorare. Se puoi, scegli castagne biologiche di stagione, raccolte in autunno e vendute sfuse o in confezioni che indicano la provenienza: i frutti freschi hanno il guscio lucido e teso, mentre quelli con fori o segni di muffa vanno scartati. Elimina sempre anche la pellicina interna, detta episperma, perché è tannica e renderebbe la bevanda amara. Con una buona materia prima ottieni un latte vegetale naturalmente senza glutine e senza lattosio, adatto a chi segue un'alimentazione vegana.

La preparazione passo dopo passo: ammollo, frullatura e filtraggio

Una volta pelate, metti le castagne in ammollo in acqua fresca per circa otto ore, o per tutta la notte: la polpa si ammorbidisce e si frulla meglio, lasciando meno residui. Scola, trasferisci nel frullatore e aggiungi acqua calda, intorno ai 60 gradi circa, nella proporzione indicativa di un litro per una ventina abbondante di castagne arrostite. Unisci un pizzico di sale e, se gradisci una nota dolce, un paio di cucchiaini di zucchero integrale di canna biologico o di sciroppo d'acero. Frulla per almeno un minuto, fino a ottenere un composto omogeneo. Lascia riposare una decina di minuti, poi filtra il latte di castagne attraverso un sacchetto per bevande vegetali o un colino a maglie fitte rivestito con un telo di cotone pulito. Strizza bene la polpa per recuperare l'ultima parte di liquido, la più densa e saporita. Se usi una macchina per bevande vegetali con filtro incorporato, i tempi si accorciano molto, ma il procedimento resta identico. Il risultato è una bevanda corposa, più densa di quelle di riso o di avena, che puoi diluire con poca acqua se la preferisci più leggera.

Aromi, riposo in frigorifero e durata della bevanda

Appena filtrato, il latte di castagne può sembrare un po' piatto: è normale, perché gli aromi si sviluppano con il riposo. Versalo in una bottiglia di vetro con tappo e lascialo in frigorifero per un paio d'ore prima di assaggiarlo. Se a quel punto lo trovi ancora poco espressivo, frullalo di nuovo con un pizzico di cannella, i semi di mezza bacca di vaniglia o un cucchiaino di sciroppo: le spezie calde si sposano bene con la dolcezza naturale della castagna. Un filo d'olio di girasole, aggiunto in fase di frullatura, aiuta l'emulsione, ma puoi farne a meno se vuoi una bevanda completamente priva di grassi aggiunti. Trattandosi di un prodotto fresco e senza conservanti, la bevanda tende a separarsi: agitala sempre prima di servirla e consumala entro pochi giorni, verificando odore e aspetto prima di berla. Tienila sempre in frigorifero e non lasciarla a temperatura ambiente. In cambio ottieni una bevanda vegetale genuina, con le fibre e il potassio delle castagne, da bere fredda a colazione o tiepida nel pomeriggio.

Come usare la polpa che resta nel filtro e la bevanda nei dolci

Quello che resta nel filtro non è uno scarto: è una crema di castagne densa, già dolce e pronta da mangiare a cucchiaiate. Puoi conservarla in un contenitore chiuso in frigorifero per un paio di giorni e usarla come base per la farcitura di crostate, per arricchire l'impasto di un castagnaccio o per dare corpo a una vellutata di zucca autunnale. Se preferisci una consistenza più fine, passala al setaccio o frullala di nuovo con un cucchiaio della bevanda stessa. Anche il latte di castagne, oltre che da solo, si presta a tanti usi in pasticceria: nel cappuccino con caffè o cacao ha un gusto che ricorda il marron glacé, mentre nelle creme e nei budini sostituisce il latte vaccino portando dolcezza e cremosità, così puoi ridurre lo zucchero della ricetta. Vale lo stesso per gli impasti di torte e pane senza glutine, dove aggiunge morbidezza. Preparandone un litro con pochi minuti di lavoro effettivo, hai sia una bevanda sia un ingrediente biologico pronto per i dolci della stagione.

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