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Alimenti senza lattosio

Lattosio negli alimenti

Il lattosio negli alimenti è fonte di disturbi intestinali per moltissime persone, che oggi possono orientarsi verso alimenti specifici.

di Redazione

28 aprile 2017

Il lattosio negli alimenti di ogni giorno

Il lattosio negli alimenti è uno zucchero, precisamente un disaccaride. Si trova ovviamente nel latte e nei suoi derivati, come formaggi, yogurt e panna. Ma l’industria alimentare utilizza questa molecola in moltissimi prodotti, anche quelli che non si immaginerebbe possano essere addizionati con questo zucchero. L’utilizzo di latte in polvere viene infatti dosato per virare il sapore di taluni alimenti, oppure per sfruttare le caratteristiche leganti di questo prodotto. Il risultato è che le persone che sono intolleranti al lattosio devono porre particolare attenzione anche a tutta una serie di alimenti che possono contenere traccia di questa molecola. Oggi basta guardare le etichette dei prodotti alimentari, che sono ricche di informazioni riguardo a tutti gli allergeni che possono essere presenti.

L'ipolattasia ed i suoi sintomi

L’intolleranza al lattosio presente negli alimenti è meglio nota come ipolattasia. La digestione è un procedimento estremamente complesso, che vede tutta una serie di enzimi in campo per scindere le molecole complesse del cibo in altre più facili da assimilare. Esistono soggetti che fin dalla nascita non producono l’enzima che scinde il lattosio, mentre per altre persone il disturbo può insorgere successivamente. In effetti con l’aumentare dell’età la capacità di produrre la lattasi diminuisce grandemente. Non tutte le persone però avvertono fastidi dovuti al consumo di latticini o prodotti contenenti lattosio in genere. Si tratta di un disturbo soggettivo che deve essere monitorato ed identificato dal medico secondo quanto riferito dal paziente e mediante un apposito test del respiro o breath test.

L'accertamento dell'intolleranza al lattosio

Per avere una diagnosi certa di intolleranza al lattosio è necessario rivolgersi al medico, ed evitare qualsiasi forma di diagnosi fai da te. Sarà infatti il sanitario che con una opportuna ed adeguata intervista andrà ad indagare la presenza di taluni sintomi riconducibili all’intolleranza al lattosio. Primi fra tutti sono quelli gastrointestinali, come i dolori ed i crampi al basso ventre, il meteorismo, la diarrea, la flatulenza. Si tratta tuttavia di una sintomatologia molto generica che potrebbe ricondurre anche ad altre affezioni, per questo, successivamente, potrà essere prescritto il test del respiro o breath test, nel quale si andranno a ricercare determinate concentrazioni di idrogeno susseguenti alla somministrazione di lattosio. L’esame è affidabile, ed inoltre ha il grande vantaggio di non essere invasivo e pertanto può essere eseguito nel massimo comfort.

L'industria alimentare ed il lattosio

Il lattosio negli alimenti e le intolleranze alimentari che ormai sembrano affliggere buona parte della popolazione hanno portato l’industria di settore a correre ai ripari per recuperare quella fetta di mercato di clienti che si privavano di certi prodotti perché non riuscivano a digerirli. Si stima, infatti, per il solo lattosio, che 4 italiani su 10 siano affetti da questa fastidiosa intolleranza, in forma più o meno grave. Per questo motivo è stato prodotto un latte in cui l’enzima è stato addizionato artificialmente e pertanto la molecola risulta già scomposta ed assolutamente digeribile anche da chi è intollerante. Ma la produzione ha riguardato in generale tutta la produzione di alimenti ed è stato creato un segmento parallelo di prodotti, come biscotti, latticini, ma anche salumi, che sono privi di lattosio.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali sintomi dell'intolleranza al lattosio?
    I sintomi tipici dell'intolleranza al lattosio, o ipolattasia, sono prevalentemente di natura gastrointestinale. Chi ne soffre avverte comunemente dolori e crampi al basso ventre, meteorismo (gonfiore addominale), diarrea e flatulenza dopo aver consumato cibi contenenti lattosio. È importante notare che questi sintomi sono piuttosto generici e potrebbero essere associati ad altre patologie digestive. Pertanto, non bisogna mai autososcrivere una diagnosi basandosi solo sulla comparsa di questi disagi, ma è fondamentale confrontarli con un medico specialista per escludere altre cause e procedere con i test appropriati.
  • Come si effettua la diagnosi ufficiale di intolleranza al lattosio?
    La diagnosi certa richiede il parere di un medico e non deve mai essere fatta in autonomia. Il percorso diagnostico inizia solitamente con un'anamnesi dettagliata, dove il medico indaga sui sintomi riportati dal paziente. Successivamente, per confermare l'intolleranza, viene spesso prescritto il test del respiro, noto anche come breath test. Questo esame misura le concentrazioni di idrogeno nell'alito dopo la somministrazione di lattosio: se i livelli aumentano significativamente, indica che il lattosio non è stato digerito correttamente nell'intestino tenue. Il test è considerato affidabile, non invasivo e permette di ottenere risultati confortevoli per il paziente.
  • Dove si nasconde il lattosio oltre al latte e ai formaggi?
    Il lattosio non si trova esclusivamente nei prodotti caseari freschi, ma è ampiamente utilizzato dall'industria alimentare come ingrediente nascosto. Viene aggiunto sotto forma di latte in polvere o siero di latte per modificare il sapore degli alimenti o sfruttarne le proprietà leganti. Di conseguenza, potresti trovare tracce di lattosio in prodotti sorprendenti come biscotti, snack salati, salumi lavorati, salse pronte e persino alcuni dolci. Per chi è intollerante, la lettura attenta delle etichette alimentari diventa cruciale, poiché la normativa obbliga a dichiarare la presenza di allergeni, permettendo così di identificare e evitare questi ingredienti occulti nella dieta quotidiana.
  • È vero che l'intolleranza al lattosio aumenta con l'età?
    Sì, esiste una forte correlazione tra l'invecchiamento e la riduzione della tolleranza al lattosio. Mentre alcune persone nascono con una carenza genetica dell'enzima lattasi, per molti altri il disturbo insorge progressivamente nel tempo. Con l'aumentare dell'età, la capacità dell'organismo di produrre lattasi diminuisce notevolmente, portando spesso allo sviluppo dell'ipolattasia tardiva. Tuttavia, la gravità dei sintomi varia da persona a persona: non tutti coloro che riducono la produzione di enzimi avvertono fastidi immediati dopo il consumo di latticini. Questa variabilità individuale rende necessario un monitoraggio personalizzato dei propri limiti di tolleranza alimentare.
  • Esistono alternative al latte tradizionale per gli intolleranti?
    Assolutamente sì. L'industria alimentare ha sviluppato soluzioni specifiche per rendere il latte e i suoi derivati accessibili anche agli intolleranti. Una delle opzioni più comuni è il latte predigerito, al quale viene aggiunta artificialmente l'enzima lattasi prima della vendita. Questo processo scompone il lattosio in zuccheri semplici (glucosio e galattosio), rendendolo facilmente digeribile e sicuro per chi soffre di ipolattasia. Inoltre, il mercato offre un'ampia gamma di prodotti etichettati specificamente come "senza lattosio", che spaziano dai formaggi alle bevande vegetali, fino a snack e prodotti da forno, garantendo varietà e sicurezza alimentare per chi deve evitare questa molecola.

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